La sua è una di quelle storie da pelle d’oca. Non una favola, di più. Un inno alla tenacia, alla resilienza, all’amore puro e incondizionato per il futsal. Che Seby Tornatore fosse un portento di questa disciplina lo si sapeva già da tempo. Lo aveva dimostrato appieno, ovunque. Che fosse in grado di riuscire a risollevarsi dopo tutto ciò che ha passato, invece, è un’impresa titanica che pochi uomini possono avere l’onore di compiere.
“Cosa ho provato quando ho saputo della convocazione? Niente, ho pianto dalla gioia! – ci racconta. – Ho fatto sacrifici per tornare di nuovo qui: tre operazioni, sono andato a giocare in Serie B per riprendere. Mi davano ormai per finito, rotto. Mi sono dimezzato lo stipendio per ripartire, insomma non ho mai mollato! Questo di certo grazie a mia moglie, alla mia famiglia, gli amici che mi hanno sostenuto. Al presidente Musumeci e a alla Meta che mi ha riportato in A“.
Esempio. Quella di Seby Tornatore non è una favola, è un manifesto vivente. Un modello da seguire, un uomo da emulare. Perché di ragazzi così il futsal non ne avrà mai abbastanza. “Io non sono nessuno, non ho niente di speciale. Ma non mollo facilmente, questo sì. Ai ragazzi dico proprio che non devono mai mollare, anche se ci fosse solo l’1% di possibilità di riuscita. Si può ricominciare sempre e si può arrivare“.
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